Contratti di telefonia e non solo: ecco come difendersi *

A seguito della liberalizzazione dei principali servizi di fornitura, l’utente finale vive in prima persona gli effetti di una “vivace” concorrenza tra gli operatori del settore.

Si è passati da un sistema di monopolio, nel quale i rapporti erano mediati dallo Stato, ad uno di concorrenza tra operatori privati, nel quale l’utente è direttamente al centro delle attenzioni commerciali dei fornitori.

Nello scontro commerciale tra operatori, il legislatore si è preoccupato di tutelare in primis gli utenti/consumatori, garantendo un’effettiva concorrenza (legislazione “antitrust”) e offrendo un sistema di tutele particolari e specifiche per riequilibrare la differenza di nozioni tecnico/giuridiche e di informazioni che ha disposizione il professionista rispetto all’utente finale.

In particolare, ci occuperemo del mondo della telefonia (internet compreso)..

In primo luogo, l’utente può rinunciare a ricevere proposte contrattuali telefoniche (c.d. telemarketing) sui numeri presenti negli elenchi pubblici. La procedura è descritta sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico e sul sito http://www.registrodellepubblicheopposizioni.it. Si deve evidenziare che sul punto vale il principio del silenzio-assenso: in assenza di diversa indicazione l’utente accetta (tacitamente) di ricevere proposte telefoniche sul numero pubblicato negli elenchi. Diverso è il caso in cui l’operatore abbia fatto firmare un consenso specifico al trattamento dei dati e il consenso a ricevere offerte commerciali. Capita frequentemente che, in occasione della sottoscrizione del contratto, venga richiesta anche la sottoscrizione di tale autorizzazione (si tratta sovente di una firma aggiuntiva rispetto a quella del contratto). In questi casi l’utente deve prestare massima attenzione durante la sottoscrizione e firmare solo il contratto, se non intende ricevere pubblicità commerciali.

Altre tutele sono previste per la fase di contrattazione e conclusione del contratto: si pensi, ad esempio, alla disciplina del Codice del consumo che prevede, tra l’altro, obblighi informativi specifici per il professionista e offre al consumatore particolari rimedi (anche in caso di ripensamento) e termini più ampi per fare valere i propri diritti.

L’utente che abbia concluso telefonicamente un contratto con un operatore telefonico, ad esempio, ha diritto a ricevere la proposta per iscritto e la facoltà di recedere dal contratto, senza penali, entro i 14 giorni dalla sua conclusione.

Nel caso in cui si verifichino disservizi o problematiche relative alla fornitura (sia per il traffico voce, sia per internet, ma anche per Pay Tv), l’utente può rivolgersi, gratuitamente, al Co.re.com (Comitato regionale per le comunicazioni) che è l’organo preposto a definire la controversia relativa alla fornitura del servizio. La procedura si compone di due fasi: la prima obbligatoria, nella quale viene svolto un tentativo di conciliazione, la seconda eventuale ed alternativa rispetto ad una causa ordinaria.

L’utente dovrà, in prima battuta, segnalare all’operatore il disservizio presentando un reclamo. E’ opportuno conservare il numero e la data del reclamo, se viene comunicato telefonicamente, o la copia della lettera e della ricevuta di consegna, se viene formulato per iscritto.

Nel caso in cui il problema persista, l’utente può depositare un ricorso al Co.re.com che fissa un incontro in contraddittorio con l’operatore per cercare una conciliazione tra le parti (da Agosto 2018 è attiva la piattaforma “conciliaweb” che permette di avviare e partecipare a un procedimento interamente telematico, accessibile da pc, smartphone o tablet; per maggiori informazioni si veda il link: https://conciliaweb.agcom.it).

In caso di accordo viene redatto un verbale di conciliazione che costituisce un valido titolo con efficacia analoga ad un provvedimento giudiziario.

Se l’esito, invece, è negativo, l’utente potrà procedere con la seconda fase. Si può richiedere al Co.re.com (o, se questo non è munito di delega, all’AGCOM) entro tre mesi dalla data del tentativo di conciliazione di definire la controversia relativa alla fornitura del servizio. In alternativa, anche dopo il termine trimestrale, si può agire con le forme ordinarie di fronte all’Autorità giudiziaria. In entrambi i casi è comunque necessario aver svolto preventivamente il tentativo di conciliazione.

I due procedimenti si differenziano principalmente per l’oggetto della domanda sulla quale possono decidere: il Co.re.com è tenuto a pronunciarsi sulla base del contratto di fornitura del servizio, quindi potrà applicare indennizzi, rimborsi e storno di fatture. L’Autorità giudiziaria ordinaria, invece, è competente a pronunciarsi anche sul risarcimento dei danni conseguente al disservizio (quindi: danno emergente, lucro cessante e danno non patrimoniale).

In conclusione, il sistema attuale offre importanti e variegate garanzie per il contraente “debole” che oggi, più che in passato, gode di una libertà contrattuale maggiore ma è parimenti investito di maggiori responsabilità. Pertanto, se ci si accorge di aver sbagliato a concludere un contratto, o il contratto non fa al caso nostro, bisogna ricordarsi del noto brocardo latino ed agire, infatti, errantibus, non dormientibus iura succurrunt (il diritto soccorre chi sbaglia, non chi dorme).

*Articolo pubblicato sulla rivista “CUP – Centro universitario ponente

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